Carmelo Bongiorno nasce a Catania il 28 Giugno 1960. Di indole riservata, dopo il liceo comincia a sentire ogni giorno più forte l’esigenza di esprimersi, provandosi alternativamente con la scrittura, la musica, la pittura e quant’altro possa dargli l’opportunità di raccontarsi e di scavare tra le sue inquietudini. E’ in questo periodo (estate 1978) che, nel suo cercare e nel provarsi tra i vari linguaggi contemporanei, “scopre” la fotografia: sin dagli inizi il suo rapporto con l’arte della visione diventa totalizzante e, subito dopo le primissime esperienze, attrezza una camera oscura stampando personalmente sia il bianco e nero che il cibachrome. Totalmente autodidatta, apprende da libri, manuali, riviste, e soprattutto dall’esperienza diretta le più raffinate tecniche di ripresa e di stampa tradizionale, sperimentando vari materiali e le più disparate carte ad alto contenuto d’argento. La fotografia diventa il suo mezzo, e dal 1980 è già orientato verso la ricerca di un linguaggio personale nella crescente consapevolezza delle potenzialità espressive di quest’arte; appena ventenne, nel 1981 vedrà la sua prima pubblicazione di immagini in bianco e nero su “Progresso Fotografico” che gli riserva lusinghieri commenti. Dal 1982 si dedica anche alla fotografia professionale, attività che svolgerà per molti anni parallelamente a quella artistica e che gli permetterà di proseguire le proprie ricerche ed acquisire attrezzature e materiali di alta qualità. Nel 1983, insieme a Carmelo Mangione e Carmelo Nicosia, fonda il Gruppo Fase, gruppo di sperimentazione artistica che opererà sulla base di un impiego non consueto dello specifico fotografico. Nel 1984 lavora prevalentemente a colori alla ricerca Il possibile e il parallelo che proseguirà poi per alcuni anni alternandola all’uso del bianco e nero: già in questo periodo, contro corrente rispetto alle tendenze del momento e in anticipo rispetto ad altri, comincerà ad utilizzare le sue tecniche di mosso e sfocato su scene e soggetti dell’universo quotidiano sia con il colore che con il bianco e nero. Sempre negli anni 83/84 inizia quindi ad usare la sua, poi divenuta inseparabile, Hasselblad 500 C/M, mitica fotocamera reflex 6x6 a pellicola con formato quadrato e mirino a pozzetto. Questo strumento e le personalissime tecniche “in immersione” fisica e mentale di Bongiorno, rappresenteranno un passaggio fondamentale nel suo rapporto con la fotografia e lasceranno un segno profondo: il formato quadrato, la particolare cura dell’inquadratura (spesso fatta dal basso) resa possibile grazie al “distacco” tra il suo sguardo e la scena ripresa, le sue sfocature e i suoi mossi uniti alle sfumature dei cieli create in ripresa e, per finire, le sue raffinatissime ed elaborate tecniche di stampa in camera oscura con numerose mascherature e bruciature rigorosamente fatte con le mani e con mascherine di carta auto costruite. Tutto questo, al di là dei contenuti dell’opera ed oltre che a creare un genere, ha permesso che le stampe di Carmelo Bongiorno, anche se in più esemplari, fossero in pratica tutte delle copie uniche proprio per le complesse ed elaborate ricerche e manipolazioni (mai termine fu più adatto) della luce prima in ripresa e poi in camera oscura. Dal 1984 al 1988 continua le sue sperimentazioni anche attraverso il confronto con altre espressioni artistiche (musica, pittura, video) per le quali nutre sempre forte interesse e che praticherà occasionalmente. Nel 1985 partecipa al progetto Guardare col corpo con un lavoro a colori che saltuariamente proseguirà ancora per alcuni anni, mentre già fotografa regolarmente in bianco e nero a una serie intitolata Lo sguardo mediato. La ricerca della luce sarà il filo che unirà questo a tutti i suoi successivi lavori, l’esigenza di scavare tra le sue emozioni e le inquietudini per un desiderio di profondità, di superare la superficie delle cose alla ricerca di un centro nascosto, una fotografia introspettiva che parte dal reale per trasformarsi in visione personale attraverso il filtro impreciso delle più intime suggestioni. Nel 1989 con la serie Lo sguardo mediato Carmelo Bongiorno vince l’ambitissimo premio internazionale “European Kodak Award” ed espone le sue opere ai 20° Rencontres Internationales de la Photographie di Arles. Questa la motivazione della giuria presieduta da Lanfranco Colombo e composta da Italo Zannier, Grazia Neri, Gianni Berengo Gardin e Ken Damy: “Con un linguaggio originale, estremamente aggiornato e colto, Carmelo Bongiorno ha esplorato un ambiente geografico scabro e convenzionale, riuscendo ad esprimere un racconto denso di suggestive allusioni esistenziali e dimostrando una straordinaria capacità di percezione e visualizzazione attraverso l’arte della fotografia”. Questo importante riconoscimento gli darà ulteriore forza per proseguire nelle sue ricerche e lo proietterà nella fotografia internazionale con varie pubblicazioni sulle più importanti riviste europee. Se da un lato la distanza geografica dalle grandi capitali limiterà il confronto e gli scambi, dall’altro questo “dolce isolamento” diverrà per l’artista un suo punto di forza: sarà libero infatti da influenze esterne e renderà il suo segno e le sue ricerche ancora più profonde, più personali ed autentiche. Subito dopo Arles la mostra arriva a Milano nella storica Galleria di Via Brera Il Diaframma di Lanfranco Colombo, dove negli anni a seguire altre volte Bongiorno esporrà i suoi lavori. Nel 1990 prosegue il suo instancabile girovagare per la Sicilia e, durante un suo viaggio a Parigi, conosce Claude Nori, fotografo francese e noto editore e gallerista delle Editions e Galerie Contrejour, nonché ideatore della rivista Camera International, considerata tra le più importanti e prestigiose pubblicazioni d’arte fotografica di sempre, dove anni dopo, nel numero sulla fotografia italiana, Carmelo Bongiorno vedrà pubblicato un suo portfolio insieme a Mario Giacomelli, Luigi Ghirri, Mimmo Jodice e Gabriele Basilico. Nel 1991 (e poi nel ’94 e ‘95) partecipa nuovamente alle Rencontres Internationales de la Photographie di Arles e, pochi mesi dopo, conosce Franco Battiato, suo conterraneo e notissimo musicista e compositore: tra i due nascerà un’amicizia fatta di “sintonie creative” che porterà a successive collaborazioni e scambi intellettuali e artistici: Bongiorno realizzerà per Battiato negli anni diverse copertine di dischi e un video, Battiato scriverà vari testi per i lavori di Bongiorno. Nel 1992 approfondisce le sue ricerche e pubblica la sua prima monografia Luoghi Privati (Ed. Museo Ken Damy, Brescia) mentre l’anno dopo viene invitato ad esporre al Mai de la Photo di Reims per “Contraste Sicilen” insieme a Letizia Battaglia, Franco Zecchin e Giovanni Chiaramonte, fotografo e critico col quale avrà negli anni varie collaborazioni e che, in più occasioni, scriverà per Bongiorno importanti testi critici. Nel 1993 espone una personale alla Galerie Contrejour di Parigi e, nello stesso anno, con J. Sieff e R. Depardon è uno dei sei fotografi nel mondo chiamati dalla Comunità Europea per realizzare Les Routes du Lait, ricerca sull’universo del latte e dei suoi derivati commissionata dalla Comunità Europea. Il lavoro sarà quindi esposto nel 1994 alla Bibliothèque Nationale di Parigi, quindi ad Arles e pubblicato in un volume da Editions Contrejour. Nel 1995 realizza una serie di immagini tra i “suoi” luoghi per la giovanissima e ancora sconosciuta Carmen Consoli che diverranno anche copertina del suo primo CD: con Carmen resterà un’amicizia che produrrà poi altri incontri e collaborazioni. Nel marzo 1997 pubblica L’isola intima (Edizioni SEI, Torino), un lungo viaggio tra i luoghi e le emozioni della sua terra, volume e mostra itinerante che riassume ben otto anni di ricerca (1987/1995) con una prefazione dell’amico Franco Battiato. Nel 1998 rappresenta l’Italia al Mois de la Photo à Paris (nota biennale internazionale di fotografia) con una sua esposizione personale, e successivamente riceve il Premio Barbarino come autore di maggior rilievo della nuova Fotografia italiana. Nel 1998 è anche tra gli autori di Under/Exposed, manifestazione d’arte contemporanea che si svolge lungo un percorso di istallazioni realizzate nelle varie stazioni della metropolitana di Stoccolma. Nel 1999, insieme ai grandi fotografi europei, è chiamato alle R.I.P. di Arles a partecipare con varie sue opere alla mostra Flous et Modernités, e in quell’occasione tra gli altri rivede Jean Dieuzaide, uno dei padri della fotografia umanista francese che anni prima aveva molto apprezzato le sue ricerche. Nello stesso anno, dopo Alexander Rodchenko e prima di Werner Bischof, espone alla Galleria Carta Bianca di Catania un’anteprima del suo nuovo lavoro Bagliori. Nel 2000, sotto la direzione artistica di Giovanni Chiaramonte, è invitato ad esporre una sua personale al Piccolo Teatro di Milano in occasione del suo trentennale per Teatro della Visione insieme a Wim Wenders, Ugo Mulas e Duane Michals. Nel 2001 pubblica Bagliori (Federico Motta Editore, Milano), sua seconda fatica (1995/2000) e nuovo viaggio metropolitano la cui mostra girerà l’Italia e l’Europa. Se nell’Isola intima il filo comune che lega le immagini potrebbe definirsi il sentimento della rimembranza e lo stupore della luce, in Bagliori si passa all’ansia e all’inquietudine della vita di ogni giorno: il viaggio artistico ed esistenziale di Carmelo Bongiorno prosegue quindi con un nuovo capitolo che con fluidità segue il precedente, laddove termina L’isola intima (l’arrivo in una metropoli) comincia Bagliori per proseguire durante una lunga notte dalla quale scaturiscono lampi di vita. Nel 2001 è anche invitato da Michel e Jean Dieuzaide (figlio e padre) ad esporre una sua retrospettiva nella storica Galerie Municipale du Château d’Eau di Toulouse che gli dedica anche una pubblicazione e, dopo la mostra, gli da l’occasione di girovagare sui Pirenei. Nel 2002, insieme a Mimmo Paladino, Joel Meyerowitz, Ghirri, Chiaramonte ed altri, espone alla Triennale di Milano alcune opere per Le Città Invisibili, grande mostra d’arte contemporanea dedicata ad Italo Calvino. Nel 2003 rappresenta l’Italia al Festival Internazionale Terre d’Images di Biarritz, dove viene invitato per la sua personale “Ile/Exile” e a partecipare a vari dibattiti sui temi della fotografia contemporanea. Dopo aver tenuto alcuni stage, dal 2003 a tutt’oggi è anche a contratto come docente di fotografia all’Accademia di Belle Arti di Catania: quest’ulteriore esperienza si rivelerà impegnativa ma sicuramente gratificante per l’entusiasmo e l’energia che gli allievi sanno restituirgli durante e dopo i corsi. Nel 2005, dopo una sua istallazione con grandi immagini sulle antiche mura di Toulouse per il progetto “Désir”, è tra gli autori selezionati dalla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia per I Maestri della Fotografia, mostra voluta dalla Fondazione 3M per celebrare la storica attività di Lanfranco Colombo e della sua galleria. Nel 2006, su commissione pubblica, realizza ed espone ParolaVisioni alla Galleria d’Arte Moderna Le Ciminiere di Catania. Nel 2007, sotto la direzione artistica del presidente della Triennale di Milano Davide Rampello, realizza le immagini per il libro e la campagna di promozione culturale per il 60° Anniversario dall’Assemblea Regionale Siciliana, commissionatagli dalla stessa istituzione e inaugurata a Palazzo Reale di Palermo alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel 2008 realizza Note di Luce, mostra e volume (Ed. Ultreya, Milano) sul mondo della musica colta e dell’opera lirica da un incarico ricevuto dal Teatro Massimo Bellini di Catania. In quell’occasione conosce anche il musicista e compositore Michael Nymann (già Premio Oscar) che apprezzerà particolarmente il lavoro di Bongiorno. Nel 2009 è invitato, come esperto ed autore, al Festival Internazionale “SIFEST 09” di Savignano dove espone in anteprima una selezione della sua nuova ricerca Voci, lavoro che chiude l’ideale trilogia iniziata con L’isola intima e proseguita con Bagliori. Dopo l’inquietudine metropolitana, Voci, terza tappa dell’itinerario artistico ed esistenziale di Carmelo Bongiorno, è un percorso di solitudine segnato dal vento che alterna luoghi e persone appartenenti alla sfera privata dell’autore attraverso un nuovo linguaggio poetico e fortemente contemporaneo, dove la luce, la “sua” luce, suggerisce sempre una via, fa nascere ancora una volta una speranza che emerge dall’ombra. Nel 2010 partecipa con sue opere ad importanti eventi quali “I 100 anni di Confindustria” a cura di Cesare Colombo con catalogo e mostra alla Triennale di Milano e all’Ara Pacis di Roma, “La Collezione F.I.N.E.” a Milano al Museo di Fotografia Contemporanea, e “A la plage” a cura di Pierre Borhan, mostra e volume edito a Parigi da Flammarion che seleziona alcuni autori che, dagli albori della fotografia ad oggi, hanno lavorato al tema della spiaggia. Sempre nel 2010, dall’incontro col gallerista Roberto Agnellini nasce il progetto dell’antologica “Carmelo Bongiorno 1985/2010” a cura di Dominique Stella: 25 anni di ricerche, da L’isola intima a Bagliori, per arrivare a Voci (della quale verrà anche presentata una monografia), fino a Forbidden Colors, nuova e del tutto inedita ricerca sul colore e sui linguaggi più estremi della contemporaneità. Fotografie di Carmelo Bongiorno sono conservate presso varie collezioni pubbliche e private e sono regolarmente pubblicate su riviste, testate internazionali e in vari libri. Innumerevoli sono i volumi d’arte, cd musicali, romanzi, saggi, ecc. che riproducono in copertina sue opere per il loro evidente potere evocativo. Ha tenuto workshop e stage di fotografia in Italia e all’estero (Mediterranea Fotografia, Savignano Immagini, Terres d'Images a Biarritz, Fondazione Marangoni a Firenze, ecc.) ed ha realizzato, insieme a quelle citate, oltre 70 mostre all’interno delle manifestazioni e nei luoghi espositivi più prestigiosi. Instancabile, nell’ultimo periodo sta lavorando ad un nuovo ed affascinante progetto di forte contemporaneità che potrebbe definirsi “a sfondo sociale”. Attualmente vive e lavora a Catania ma è spesso a Milano e a Parigi dove vorrebbe trasferirsi appena potrà fare a meno del mare e dell’Etna.

