Alberto Burri nasce a Città di Castello il 12 marzo 1915; dopo essersi laureato in medicina, si arruola come ufficiale medico e durante la seconda guerra mondiale viene detenuto nel campo di prigionia di Hereford (Texas), dove comincia a dipingere. Rientrato in Italia nel 1946, decide di rinunciare alla carriera di medico per dedicarsi unicamente alla pittura e si stabilisce a Roma. Fra il 1947 e il 1948 espone in alcune gallerie della capitale. Nel 1948 nascono i “catrami” (olio, catrame, sabbia, vinavil su tela) cui fanno seguito le “muffe” ed i “gobbi” (opere in cui inserisce oggetti tra la struttura e la tela che portano l’opera ad uscire dalla superficie del quadro e ad aggettarsi nello spazio). Nel 1951 fonda con Giuseppe Capogrossi, Ettore Colla e Mario Ballocco il “Gruppo Origine”, che si propone il superamento dell’accademismo astratto. Dal 1950 inizia a realizzare i suoi lavori più rivoluzionari, i famosi “Sacchi”. La materia povera, sdrucita racconta la propria storia attraverso le sue cuciture e bruciature assurgendo a simbolo del dolore universale. Sono opere che suscitano grande scandalo: nel 1959 ad esempio, l’acquisto di “Grande Sacco” da parte della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma provoca un’interpellanza parlamentare. Esse vengono esposte nelle personali che, dopo Roma, si tengono anche in varie città europee e americane: al Guggenheim Museum di New York ottiene ottime critiche. Il suo stile si collega al movimento dell'arte informale. La tendenza artistica, nata e diffusasi in Europa, era caratteristica del clima culturale post bellico. Databile agli anni Cinquanta e Sessanta, esprime la perdita di fiducia nella razionalità. L'azione è considerata l’ unico mezzo d'espressione. Il dipinto è una tensione continua verso un’istintiva e incontrollata espressione di sé, al di là delle categorie figurative consuete. Vengono respinte perciò la forma, la prospettiva, i contorni e tutti i canoni accademici. Il supporto dell'opera diventa materia modificabile e trasformabile dall'artista. Dopo il 1957 Burri presenta le opere i “Legni”, le “Combustioni”, i “Ferri”. Nel 1962 espone le prime”Plastiche” alla Galleria Malbourough di Roma. Agli inizi degli anni Settanta sposta la sua attenzione verso soluzioni monumentali, passando dai “Cretti” (un miscuglio di ceramica cotta,caolino e massa resinosa) ai “Cellotex” (pannelli di cartone industriale pressato). Per il teatro, una delle sue grandi passioni, realizza numerose scenografie. Dalla fine degli anni Settanta comincia ad eseguire “organismi ciclici”, a struttura polifonica. Il primo è “Il viaggio”, presentato a Città di Castello nel 1979 e passato poi a Monaco di Baviera. Nel 1980 “Orti” a Firenze, “Sestante” a Venezia, in cui torna ad usare il colore che però per lui è materia, sostanza consistente, (1983) e “Annottarsi”, titolo che può ironicamente significare il contrario di aggiornarsi o riferirsi alla notte dell’esistenza, la “vecchiaia” (1985 e 1987). Nel 1981 a Città di Castello, a palazzo Albizzini viene inaugurata una raccolta permanente delle sue opere. Nel 1984, a palazzo Citterio di Milano viene organizzata una grande retrospettiva con oltre 160 pezzi. Negli anni Ottanta Burri espone le sue opere a New York, Parigi, Nizza e Roma. Nel 1989 lin seguito all’acquisizione da parte della Fondazione palazzo Albizzini degli ex seccatoi del tabacco a Città di Castello, prende vita il complesso museale interamente dedicato all’artista. Nel 1991 vengono organizzate due altre importanti retrospettive, a Palazzo Pepoli Campogrande a Bologna e al Castello di Rivoli. Nel 1993 - sempre negli ex seccatoi del tabacco - viene aperto al pubblico un nuovo ciclo di opere, dal titolo “Il Nero e l’Oro". Nel dicembre 1994 viene celebrata la donazione Burri agli Uffizi, che comprende oltre al quadro “Bianco e Nero” tre serie di opere grafiche. Alberto Burri muore a Nizza il 13 febbraio 1995.

